“Le figlie del libro perduto” di Katherine Howe. In questo libro, davvero interessante soprattutto nella seconda metà, ho incontrato la frase del titolo. Mi è venuta incontro, mi ha abbracciata e, scivolando via per ritornare fra le pagine, ha lasciato una bella sensazione, un sapore prezioso.

A me ha regalato la consapevolezza che sono molte le occasioni in cui non deve perdersi tutto nell’oblio. Qualcosa, appunto, può rimanere. E che si tratti di una lettura, di un film, di un viaggio, di una conferenza, di una conversazione, quel frammento che ti rimane attaccato entra a far parte di te e ti arricchisce. Ma perché si trasformi in un tassello importante che non vorresti mai perdere, ciò che ti avvolge – sotto forma di note musicali, parole, idee, emozioni, sentimenti – deve essere straordinario, di qualità. Fatto di fili preziosi se vogliamo ricamare la nostra vita come fosse una seta o un broccato.

Purtroppo sono numerose le volte in cui ci accontentiamo della mediocrità, alzando le spalle perché così va il mondo. E se fossimo soltanto noi a farlo andare così? E se potessimo decidere di dirigerlo verso un’altra meta?

Io non voglio accontentarmi, voglio l’eccellenza perché entri a far parte di me nel quotidiano, non soltanto in momenti specifici.

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