Ho trascorso la Pasqua in Francia, nella Valle della Loira. Castelli da fiaba, giardini incantati. Di corsa per vedere, scoprire, scrutare, fotografare. Però mancavano i momenti di pausa per leggere, riflettere su quanto visto e, naturalmente, scrivere.

Ho pensato spesso in questi giorni alla scrittura.

Ho visto il castello di Chenonceau e quello di Amboise dove venivano tenuti diari e vergate lettere su scrittoi favolosi, pregiati. Poi Saché con il castello dove Honorè de Balzac si ritirava per lavorare. Beh, chi non lo farebbe in una cornice simile senza altro pensiero se non quello di scegliere parole e infilarle una dopo l’altra, nel modo migliore, per imprimerle sulla carta? E a giudicare dai taccuini esposti nelle vetrine pure i supporti che accoglievano pensieri e storie erano mirabili.

Però… ecco il secondo però dell’articolo e qui si fa interessante. La partenza per quelle giornate fantastiche e il rientro a sera erano in un luogo che mi ha ispirato questo articolo ancor più dei castelli.

In camera uno scrittoio davvero delizioso – vraiement jolie come dicono in Francia – con il rumore della rivière che scorre sotto le finestre a fare da sottofondo, la fragranza paradisiaca e lieve di “Libèrtine”, un profumatore con bastoncini e il pensiero dei croissants au beurre che mi attendevano a colazione.

Inoltre questo mulino trasformato in Chambre d’Hôtes – Moulin De Bacchus a Chançay – possiede un giardino che accoglie un olivo e un ciliegio giapponese in fiore proprio in questi giorni.

Quindi a me…carta e penna!!!

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