Usare le parole per lavoro rende tutto reale? Mi spiego meglio…forse. Quando affronti il tuo compito di narrare, inventare, creare, significa che sei nella realtà? Oppure, come recita il titolo, nell’immaginario?

Credo entrambe le cose (orrendo il termine “cose”, generico oltre ogni misura, ma rende l’idea quindi chiedo venia). Nel momento in cui sto lavorando con le parole, sono nella realtà, la mia, però opero per l’immaginario. Definirmi artigiana mi piace parecchio perché porta con sé sensazioni positive relative al tipo di lavoro svolto. Inoltre, un artigiano che crea con coscienza e passione, oltre che con professionalità, diventa un artista. C’è chi scolpisce il legno, cattura un’immagine oppure la rende sulla tela pennellata dopo pennellata, plasma il vetro, stuzzica il lettore con le parole.

Io lavoro partendo dal ”grande”, abbozzo un racconto, a esempio, e inserisco gli ingredienti che ritengo indispensabili per rendere al meglio la storia. Successivamente procedo di scalpello al fine di ottenere un prodotto pulito. Tutto questo permette un ancoraggio alla realtà lavorativa, ogni volta che apro il computer, come in questo momento, oppure revisiono uno scritto e lo trasformo in un bagno di sangue con la penna rossa – talvolta verde o viola. Il frutto di questo continuo livellare e cesellare, invece, mi innalza nell’aura dell’immaginario, quell’universo che dopo anni di scrittura ritengo ancora magico e a cui attribuisco il potere di farmi sentire viva, potente, trasportandomi in un mondo che, sì, decisamente ho creato io.

Artigiano, artista: se lavori con passione ed eleganza, anche tu lo sei.

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