A me questo titolo riporta alla memoria l’omonimo romanzo di Virginia Woolf. Anche Dostoevskij ha prodotto un diario e probabilmente altri si sono cimentati, sia rendendo pubblico il lavoro sia tenendolo stretto a bordo comodino.

Sarah Ban Breathnach, autrice del meraviglioso “Semplice Abbondanza” (che consiglio vivamente di leggere a chi, dopo il mio “Sguardo di Donna”, sarà intenzionato a modificare la propria vita e a crearne una straordinaria) scrive che poiché la penna ce l’aveva sempre in mano per lavoro, non ha mai voluto tenere un diario. Però, a un certo punto, rendendosi conto che nella sua mente c’era un flusso costante di pensieri, ha iniziato ad annotare tutto sul suo Dialogo quotidiano.

Io, pur tenendo spesso una penna fra le dita – rossa per correggere; nera per scrivere, preparare le lezioni; colorata per decorare le pagine delle mie agende (personale e professionale) cosicché vengano loro regalati spruzzi di colore – ho da anni un diario e inoltre un quaderno formato A6 per segnare ciò per cui sono grata, uno per il mio percorso di crescita, un altro per i libri e tutto quanto incrementa il mio bagaglio culturale.

E adesso l’idea, balzana e probabilmente assolutamente folle, di un diario come scrittrice. Chissà che cosa uscirà.

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