Quando arrivano le idee per una storia? Da dove arrivano?

Molto probabilmente la seconda domanda affascina maggiormente. Come fanno gli scrittori prolifici a sfornare racconti e libri più velocemente di un panificio o di una pasticceria? Secondo me non lo fanno e non perché non abbiano un numero considerevole di storie da raccontare. Credo che quelli che “buttano” sul mercato un libro in tre/quattro mesi abbiano un segreto. Certo io non lo conosco, ma chiunque faccia questo mestiere con professionalità, approfondendo quanto scrive, curando ciò che scrive, sa che ci vuole tempo per le varie stesure e per le revisioni. Inoltre, nel mezzo, un bel periodo chiamato sedimentazione. Ma di questo magari parlerò in futuro.

Ora vorrei dire la mia opinione – e magari sentire anche la vostra attraverso i commenti – sulla sorgente delle idee.

Stephen King, nel suo libro “On writing” afferma che “Non esiste un Deposito delle Idee, non c’è una Centrale delle Storie, un’isola dei Best-Seller sepolti”. Continua dicendo che un’idea arriva all’improvviso. Sono d’accordo con lui. Ma anche no.

Che l’idea per una storia, sia essa racconto o romanzo, arrivi all’improvviso mi trova in sintonia. Un momento non hai niente, un attimo dopo scatta qualcosa in te, spesso pungolato da un evento. A esempio, mia figlia, al ritorno da una gita al lago Maggiore ha nominato l’Orient Express e il suo passaggio da Stresa. E chi lo sapeva? Subito mi è scesa davanti agli occhi un’immagine fatta di treni lussuosi e donne in viaggio. Ambientazione storica? Molto interessante. Molto stimolante. Ci penserò. Però in quel contesto ti trovi a voler recuperare carta e penna oppure ad accendere il computer.

Ma la storia dove la trovi? Davvero non c’è un Deposito? Io credo di sì e ne ho già scritto in articoli precedenti (ricordo sguardodidonna.blogspot.com, l’indirizzo del precedente blog che lascio come archivio e che quindi al momento non chiudo). Il mio deposito è dentro di me.

Se un’idea può arrivare in modi diversi, anche da situazioni che ti collegano a tutto tranne che a una narrazione; se la scintilla si può accendere secondo modalità differenti e mai uguali; se è ciò che sta fuori che ti stimola a raccontare, credo che poi sia il tuo mondo interiore a fornire le parole da utilizzare per creare qualcosa che valga la pena di leggere e far leggere. Se io prendessi soltanto ciò che vedo in giro avrei la sensazione spiacevole di fare dei copioni di altre vite oppure dei copia/incolla di quanto accade agli altri. Venire stimolati da aspetti, dettagli, particolari che mi circondano vuol dire, secondo me, vivere una vita da scrittrice vigile, in contatto con il mondo esterno, ma dopo penso sia necessaria la capacità di entrare in contatto con noi stessi, con quella parte di noi che propone la scena successiva. Questa è la magia della scrittura. Sedersi a un tavolo, aprire il taccuino o accendere il computer, prendere un dettaglio che ha colpito la tua immaginazione e sintonizzarsi con il suggeritore interiore. Chi è? Non lo so con certezza e, in tutta onestà, nemmeno lo voglio sapere.