Sto rileggendo  “L’arte del romanzo” di Milan Kundera. Quanti spunti di riflessione appaiono ai miei occhi mentre in passato non li avevo notati, o forse sarebbe più corretto dire che non avevo dato loro la connotazione migliore.

Avevo letto, forse colto qualche dettaglio, assolutamente lasciato tutto sulla pagina. Adesso, invece, – e spero sia merito di un miglioramento personale, culturale e professionale – è un rimbalzo continuo di  aspetti che mi incuriosiscono. Alcuni credo che li farò miei, altri, sempre nel massimo rispetto per un autore del calibro di Kundera, li lascerò ancora lì.

In questo articolo vorrei parlare dell’atteggiamento che Kundera ha nei confronti della Storia inserita nel suo lavoro letterario e che mi ha permesso di interrogarmi sul mio.

Riporto – in breve – i suoi quattro principi:

  1. “Tratto tutte le circostanze storiche con la massima economia”
  2. “Delle circostanze storiche, prendo in considerazione unicamente quelle che creano per i miei personaggi una situazione esistenziale rivelatrice”
  3. “La storiografia scrive la storia della società, non quella dell’uomo”
  4. “Non solo la circostanza storica deve creare una situazione esistenziale nuova per il personaggio di un romanzo, ma la Storia deve essere capita e analizzata in se stessa come situazione esistenziale”

Riportando questi principi ai miei lavori ho realizzato senza difficoltà alcuna che nei romanzi scritti finora l’unico principio che posso aver “sfiorato” è il primo, ma nel senso che l’economia era davvero massima: non c’erano accenni alla storia .

Ho sempre scritto storie – sia nei racconti che nei romanzi – che si focalizzavano sulle esperienze dei personaggi, completamente avulsi dal contesto storico.

Il primo impatto con la Storia – e qui ho recuperato il secondo principio – è stato con il romanzo che ho terminato e che al momento è presso una Casa editrice per la valutazione. Il contesto storico è quello degli anni precedenti la Seconda Guerra Mondiale, a Merano, provincia di Bolzano, con tutto il discorso dell’italianizzazione forzata, delle opzioni, del rapporto nuovo fra italiani e tedeschi.

Anche il lavoro che sto  portando avanti – quello che parla di Medioevo, per capirci – ha una cornice temporale. Sto attingendo al secondo principio, pescando nella Storia, ma scegliendo elementi che mi servono per creare la situazione in cui far muovere i miei personaggi.

Con Sguardo di Donna, infine, ho preferito non creare un contesto storico perché volevo che fosse adattabile a qualunque persona in qualunque tempo.

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