In questo periodo sto lavorando parecchio. Sto aprendo una Pagina Facebook (La forza delle parole) e automaticamente un mio Profilo. Sto promuovendo Sguardo di Donna (a breve uscirà una mia intervista su un magazine online – naturalmente vi informerò!) e continuo con la revisione di un romanzo e la scrittura di un altro. Oltre a insegnare, fare la mamma, la moglie, la figlia….ebbene, ogni tanto sogno di fuggire in un hotel per essere soltanto Morena.

L’ho fatto durante il ponte dei Santi e in quell’occasione, sdraiata nel reparto wellness, ho lasciato la fantasia libera di volare e ho scritto un racconto che ho inviato al personale dell’hotel e che vorrei condividere anche con voi. Non è la prima volta che ambiento una storia breve in un posto dove sono stata. L’ho fatto, a esempio, con il Maison Resola, B&B di Borghetto vicino a Valeggio e con l’Albergo Etruria di Volterra. Mi piace regalare ciò che riesco a creare con penna e carta nei luoghi dove sono passata e che mi hanno regalato sensazioni particolari.

Buona lettura!

Magia all’hotel Saltauserhof

Io ero pronta. Dall’alto dei tronchetti di velluto ispezionai ciò che avevo scelto di indossare. I pantaloni a palazzo e la camicetta smeraldo accarezzavano, ma non stringevano. Mi sentivo in forma, decisa a godermi la cena al ristorante dell’hotel.

Nel pomeriggio, entrando al Saltauserhof, mi ero imposta di lasciare nel parcheggio, speravo a congelare, le mie preoccupazioni quotidiane. Lo stesso pensiero l’avevo avuto prima di scendere nel reparto wellness. Per il momento i miei arzigogoli mentali mi stavano ricordando che ero sulla strada del fallimento. E per me non era una novità.

Aprii la porta della camera e chiamai mia figlia per sapere se potevamo scendere. Mentre aspettavo, godetti della vista del salottino che si affacciava su un giardino ormai abbracciato dalla stagione autunnale e della luce tenue rilasciata dalle lampade accanto al letto. Aspettai Anna, spensi e mi incamminai verso il piano inferiore.

Lei si diresse al tavolo che ci era stato indicato già al nostro arrivo mentre io mi lasciai distrarre dalle decorazioni, alla ricerca di candele accese che adoro perché capaci di creare atmosfera. Sono una scrittrice, quando entro in un ambiente nuovo i miei occhi si trasformano in una macchina fotografica automatica che immortala ciò che le interessa per poi riversarlo nei libri. Una ciotola in legno contenente zucchette, credo, per Halloween, attrasse la mia attenzione per cui mi avvicinai convinta di trovare delle lucette sapientemente nascoste fra dei rametti carichi di bacche rosse. Non vidi nulla per cui feci per proseguire, ma un bagliore mi obbligò a guardare meglio. Avrei voluto stropicciare gli occhi, grattarmi la testa, scuotermi tutta, ma dal momento che mi stavo già dando della scema da sola non c’era motivo di chiamare a raccolta gli atri ospiti affinché facessero la medesima cosa. Eppure…eppure… fra due noci, appoggiata a una mela, c’era una fatina alta non più di dieci centimetri. Oltretutto, così, tanto per avere conferma del mio precario stato di salute mentale, mi invitava ad avvicinarmi. E io lo feci. Immediatamente starnutii e mi ritrovai sul tetto dell’hotel, con tanto di merlature avvolte dalla nebbia. Camminavo con estrema facilità, seguendo la mia nuova compagna, senza timori né preoccupazioni. In particolare non mi apparteneva la paura di precipitare di sotto. Osservai la creatura minuscola che mi precedeva e realizzai: anch’io ero alta meno di una spanna. Procedeva a piccoli saltelli, come una danza, appoggiando la punta dei piedini nudi. Le ali erano blu cobalto, trasparenti e punteggiate di stelle, probabilmente gli stessi luccichii che mi avevano afferrato poco prima di entrare nella sala ristorante. Fluenti i capelli, di una tonalità più chiara delle ali, ma sempre luminosi. Quando si fermò per poco non andai a sbatterle contro con il rischio di caracollare giù dal bordo merlato del tetto. Non riuscivo a vedere il parcheggio né la mia automobile perché tutto era avvolto da un velo grigio carico di umidità. Lei, però, si girò verso l’interno del tetto e mi indicò un ammasso di foschia candida, una sorta di nuvola illuminata dall’interno. Mi offrì la mano affinché la stringessi forte e poi saltò trascinandomi con sé in un balzo accompagnato dal mio urlo disperato.

– Zitta, vuoi svegliare le piccoline?

A parlare era una fata più alta, forse, ma soprattutto e incredibilmente, con le fattezze di una donna anziana, saggia. Le sue ali erano color rubino e la medesima tonalità si intravedeva fra i capelli altrimenti neri. La guardai aggrottando le sopracciglia e lei, dopo essersi portata l’indice alla bocca, mi chiese di abbassare il tono di voce ponendomi la medesima domanda:

– Vuoi svegliare le piccoline?

– Chi? Ma, che cosa sta succedendo? Dove mi trovo? Sto sognando, vero?

– Nonna, non le avevi detto di abbassare la voce? Non credo ti abbia capita. – la mia accompagnatrice ridacchiava di fronte al mio disagio e al mio turbamento.

– Zitta Macy. È normale che sia spaventata e confusa, però non dimenticare che ti ha seguita fin qui, avrebbe potuto ritornare indietro in qualsiasi momento se solo l’avesse desiderato.

– Averlo saputo… – sussurrai con voce flebile

– L’hai sempre saputo, soltanto non l’hai desiderato. Quindi eccoti qui. E c’è un motivo per questo. Guardati intorno, sei in un mondo, in una dimensione insolita. Della fantasia? Del sogno? Di uno spazio o di un tempo alternativo? Ha importanza? Forse no.

– Forse sì. – ribattei, ma prima che potessi aggiungere qualcosa lei iniziò a parlare.

– Macy ha atteso mesi prima di incontrare una persona che ci potesse aiutare. E tu puoi farlo, puoi aiutare noi e tutti i tuoi simili.

Non riuscii a dissimulare dubbi e perplessità. Non dovetti nemmeno chiedere perché la più anziana, Parfy, iniziò a raccontare così io compresi il motivo del mio essere lì. Beh, più o meno.

– Da parecchi anni ormai le persone procedono come se fossero su rotaie, cioè senza poter deviare. Forse dovrei dire senza volerlo fare, in realtà credo non si pongano più nemmeno il problema. Organizzano ogni aspetto della loro vita, perfino i momenti di ozio, parola che sembra diventata sinonimo di comportamenti disdicevoli. In realtà hanno sempre più necessità di controllo, credono di dover controllare gli altri, ma sono essi stessi a essere sotto stretto controllo.

– Di che cosa? O di chi?

– Della propria mente quando partorisce pensieri dall’aura negativa che sminuiscono il processo di creazione.

– Eh? Ma di che cosa sta parlando? Accidenti che sogno strano sto facendo.

– Credi che sia un sogno? Allora sei più addormentata del previsto.

– Eh? Ripeto, ma di che cosa sta parlando?

Macy e Parfy mi portarono davanti a una foglia di quercia verde con spruzzi ocra. Una nervatura iniziò a brillare come se fosse stata invasa da linfa dorata. Si alzò a formare una sorta di fumetto al cui interno vidi…me stessa, quel pomeriggio, sdraiata nella zona relax. Sopra alla mia testa vorticavano spirali nere che si aprivano e si chiudevano su se stesse in continuazione. Non ebbi bisogno che mi spiegassero: erano i miei pensieri o per meglio dire le mie elucubrazioni mentali. Avvolgevano spirali delicate di colore azzurro, bianco, verde chiaro ansiose di uscire da quelle trappole per potersi concretizzare: i miei progetti. Stavo osservando i miei progetti, i miei desideri e la difficoltà che incontravano nella realizzazione. Sui lettini attorno a me altri ospiti con le medesime spirali: quelle chiare erano soffocate da quelle scure.

– Anche ammesso che sia tutto vero, e per quanto riguarda me non ho difficoltà a crederlo, che cosa posso fare io? Non riesco nemmeno a fare ordine fra i miei pensieri, a controllarli, come faccio ad aiutare gli altri?

– Con la magia

– Certo, come no. Adesso mi direte che in una vita precedente ero una grande strega e che i miei poteri al momento sono latenti e voi mi aiuterete a risvegliarli.

Entrambe scoppiarono a ridere. Trovavano ciò che avevo detto estremamente divertente, buffo. Io tornai a porre la stessa domanda ed ebbi la stessa risposta: con la magia.

Mentre mi chiedevo se con un pizzicotto mi sarei risvegliata, Parfy riprese a parlare ammantando ogni parola di dolcezza e solennità.

– C’è magia nel lasciar andare, nel rinunciare a volere il controllo. C’è magia nell’aspettare il dispiegarsi degli eventi, ma soprattutto c’è magia nel creare il proprio futuro e attendere con fiducia che si realizzi. E la magia è completa quando assaporiamo ciò che di meraviglioso la vita ha in serbo per noi. Ma qualcuno deve fare il primo passo e lasciare che gli altri lo seguano. Così abbiamo scelto te per iniziare. Inizia a gioire di un momento di ozio senza volerlo riempire di attività mentali per farti sentire viva. Non volerti sentire viva. Vivi e basta. E questo è magia.

Non sapevo che cosa rispondere. Tutto appariva privo di senso e contemporaneamente ricco di un significato mai immaginato prima. Chiusi un attimo gli occhi per riordinare le idee, per capire se ciò che mi avevano detto aveva…ecco che ricadevo nello stesso errore: cercare spiegazioni, mettere in ordine. Mi imposi di fermarmi. Aprii gli occhi. Mia figlia mi stava osservando stupita.

– Allora, mamma. Guarda che ho già fatto un giro al buffet, alcuni piatti sono proprio invitanti.

Vedendo che non rispondevo mi chiese che cosa avessi. Nuvole, foschia dorata, blu cobalto, rosso rubino e ali luminose. In attesa di capirci qualcosa decisi di godermi la serata.

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