Narrativa. Letteratura.

Un rapporto che ha sempre suscitato curiosità, almeno in me. Ho cercato spesso di darmi una risposta. Adesso ho voluto indagare, approfondire l’argomento che potrebbe anche non avere motivo di esistere. Eppure, quando prendo carta e penna e scrivo, quando entro in una biblioteca e giro fra gli scaffali, trovo due sezioni diverse: una per la Letteratura e una per la Narrativa. 800: sezione riservata alla Letteratura. N sezione per la Narrativa.

Sono andata in esplorazione facendomi domande a ogni passo. Poiché non trovavo risposte soddisfacenti (fantastico, non so rispondere ai miei interrogativi: positivo o negativo?) ho preso in considerazione opzioni diverse.

  1. Letteratura per gli autori ormai morti e narrativa per quelli vivi?
  2. Letteratura per gli autori del passato e narrativa per i contemporanei?

Sì, forse potevano essere due chiavi di lettura e di interpretazione. Splendido: allora Jane Austen e Virginia Woolf perché sono … in entrambe le sezioni? Non solo, ma l’opera “Una stanza tutta per sé” che come donna e scrittrice io adoro, la trovi sia con l’823 (letteratura inglese) sia con N (narrativa). Nel primo caso appare catalogata come saggio, nel secondo come opera di narrativa. E allora, forse – per prudenza e per non rischiare brutte figure quel forse lo sottolineo pure – il mio disorientamento ha un senso.

Ritorno al principio: Letteratura e Narrativa. Che cosa sta da una parte e che cosa dall’altra? Chi stabilisce in quale flusso deve entrare un’opera?

Urge consultare vocabolario: Devoto-Oli 2009

Letteratura: 1. “L’insieme delle opere variamente fondate sui valori della parola e affidate alla scrittura, pertinenti a una cultura o civiltà, a un’epoca o a un genere.”

Narrativa: 1. “L’attività o la produzione letteraria relativa alla trascrizione artistica di vicende reali o fantastiche, per lo più sotto forma di romanzo, novella, racconto.”

In altri dizionari, come quello online della Treccani, si parla, per quanto concerne la letteratura, di “fini estetici”, di “produzioni letterarie in cui al virtuosismo della parola e delle forme non corrisponda un adeguato fervore sentimentale e fantastico..:”

Per quanto io sia propensa a considerare il vocabolario uno strumento indispensabile da tenere a portata di mano, in questo preciso contesto ciò che trovo scritto non mi soddisfa pienamente, non chiarisce i miei dubbi in modo soddisfacente.

Allora, chiedo scusa ai “puristi del vocabolario” e procedo con una mia interpretazione (che probabilmente è la stessa del Devoto-Oli, soltanto con termini più semplici e intelligibili).

Con il termine letteratura intendo un’opera che coniuga un uso del linguaggio specifico, curato e dotto – magari anche astruso per una buona parte dei lettori – con un contenuto che arricchisce chi lo legge, apportando idee nuove, scombinando e ricombinando i pensieri e le opinioni, insegnando qualcosa e/o facendo riflettere sulle parole, sul loro valore.

La narrativa? Un’opera che può comunque veicolare messaggi importanti, ma con un linguaggio più “rilassato” che non significa trascurato o banale. Il contenuto, invece, può rivolgersi al quotidiano più che alle alte vette dello spirito culturale presente in ognuno di noi.

Mi sembra di essere nel film “Mona Lisa smile” dove Julia Roberts, insegnante di arte, durante una lezione pone all’attenzione delle studentesse delle opere fuori dai loro schemi. A un certo punto si arriva all’interrogativo su chi stabilisce che un’opera è arte. La risposta “Le persone giuste” mi fa riflettere parecchio. Chi, nel letteratura vs narrativa, sono le persone giuste? E soprattutto chi stabilisce quali sono le persone giuste?

E voi? Qual è il vostro punto di vista?