Lavorare con le parole lasciando che le idee si formino per poi catturarle e trattenerle con l’inchiostro. E lì lavorare di cesello, a lungo, con pazienza – ah, che bella parola ormai né conosciuta né tanto meno applicata.

Avere un pensiero, ma realizzare che sulla carta non rende, non esce il cuore di ciò che abbiamo pensato, né l’essenza di ciò che vogliamo creare. Consultare un vocabolario, buttare un occhio ai termini scelti e alla loro etimologia – perché talvolta scoprire l’origine di una parola, come abbiamo visto, rende lapalissiana una scelta linguistica – richiede tempo però regala anche la sensazione di avere un work in progress importante che arricchisce sia il lettore che l’autore. Maneggiare le parole, formare frasi, cancellarle per ricomporle in modo diverso: ritengo che questo valorizzi il mio tempo perché a ogni cancellatura io penetro nel messaggio, lo faccio mio e quindi getto le basi per costruire qualcosa di migliore oppure per ancorarmi e scendere in profondità.

Ma, allora, una parola ha energia? Ha un potere intrinseco? Concetto che ho già sostenuto, ma ascoltando le conversazioni che vorticano nell’etere ritengo vada ripreso.

Ha una funzione e questo lo sappiamo perché ce lo insegna la morfologia, ma io vorrei andare oltre, allargare il concetto.

Una parola, l’ho già scritto in altri contesti, ha il potere di creare benessere o malessere, sentimenti positivi o negativi. Certo dipende anche dalla circostanza, dagli interlocutori e da quanto stanno vivendo in quel momento. Soltanto in quel momento? Non credo.

Ogni lettera che esce dalle labbra di qualcuno, scivola vicino a un’altra fino a incatenarsi per formare una parola, ma si vincola anche al vissuto di chi parla come di chi ascolta. E una volta pronunciata, aggancia un pensiero, un’immagine e la trascina con sé. (approfondite il discorso delle forme-pensiero. Io suggerisco il lavoro di Anne Givaudan)

Ho titolato un articolo precedente “L’acquolina in bocca”.

Quel pizzicore dolce e quasi impercettibile che ti viene in bocca pensando a qualcosa che stimola il tuo gusto, io lo provo quando ho un lavoro di scrittura in atto. Articolo, racconto breve o romanzo, c’è sempre la sensazione di portare avanti qualcosa di speciale che mi fa sentire viva perché tocca le corde della mia interiorità.

Naturalmente per me è la scrittura a scatenare questa meraviglia, ma l’acquolina in bocca può venire per tanti motivi: quali sono i vostri?

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