Questo titolo l’ho utilizzato in passato, ma in un contesto diverso. Qui intendo affrontare, brevemente, una questione che riguarda il proprio sapere. Io ho costruito il mio. Dopo le scuole superiori, entrata all’università. ho abbandonato molto presto. Adesso qualche rimpianto c’è, ma quando sono meno ancorata al razionale e alla sua produzione di sensi di colpa e di inadeguatezza, mi rendo conto che il primo passo non era quello corretto. Avevo scelto matematica spinta da un’ammirazione profonda per la mia insegnante delle medie. Io volevo diventare maestra e ci sono riuscita. Il percorso successivo è stato frutto di scelte mirate, nel momento preciso in cui si presentava un bivio. E talvolta erano tre, anche quattro le strade che avrei potuto seguire.

La scrittura, beh, è ciò che mi fa sentire viva. Creare storie, creare magia, per me nel momento in cui ci lavoro, per i lettori quando arriva loro il prodotto finito. O almeno questo è il mio intento, sia quando consegno un racconto/romanzo di narrativa per un momento di evasione (sempre di qualità, mi auguro) sia quando è un pezzo sul benessere a uscire dalla mia penna. Ecco un altro pezzo di strada nella costruzione del mio sapere: la scuola di Naturopatia. Tre anni e un altro diploma (e accidenti, quando penso che in America il naturopata in realtà ha una laurea in medicina!!! Forse un giorno ci arriveremo anche in Italia a capire che i tre anni di studi possono venire equiparati a una laurea breve).

Poi? Corsi, seminari, letture…tanti interessi.

Ed ecco il punto che si collega con il titolo. Tanti interessi o uno approfondito?

Quando gironzolo in biblioteca, in una libreria oppure nel mio studio, davanti alla mia raccolta di testi, vedo che le scelte fatte mi portano in più direzioni. Sono un tipo curioso, mi piace affrontare tanti argomenti. Certo non sempre approfondisco, o almeno non nel senso comune del genere. Mi reputo un’esperta in… beh, in nulla, credo. Ho messo nel mio scrigno personale parecchie competenze e tutte insieme creano la persona che sono. Procedo più con un grandangolo che con uno zoom. Punto l’obiettivo, il mio obiettivo, su un aspetto che mi affascina, poi mi scosto per comprendere una prospettiva più ampia seppure, probabilmente, meno approfondita. È un errore? In tutta onestà? Non l’ho ancora capito. Del resto spesso mi guardo allo specchio e mi chiedo: ”Allora, Morena, che cosa vuoi fare da grande?”

0