All’inizio questo titolo suggeriva un articolo per parlare di scrittura. Quando inizio uno scritto, la scelta fra zumare e allargare la visuale influisce sul risultato.

Se costruisco una scena all’interno di un racconto o di un romanzo, mi pongo il quesito: scelgo una visuale estesa oppure punto su un dettaglio? La risposta a questo interrogativo condiziona la resa della scena. In una prospettiva da grandangolo vengono inclusi sia il macro che il microcosmo. Penso a un ambiente esterno. Lasciate che la mia immaginazione – e di riflesso la vostra se entrate nello spirito dell’esercizio – si diverta e “crei” il giardino di un cottage inglese. Descrivo un caos ordinato di fiori e cespugli, punto la penna pere agganciare la presenza di un gazebo in ferro battuto con un glicine meraviglioso a garantire profumo e privacy. Al centro un tavolo bianco in metallo lavorato per ricordare un pizzo che ospita due tazzine e un bricco per il caffè, una brocca mignon per la panna (perché del semplice latte? Coccoliamoci!) e un piattino con due fette di Foresta nera (d’accordo è la mia preferita, voi cambiate a seconda dei gusti).

Se però uso uno zoom, che cosa descrivo?

Posso scegliere fra un movimento lento per riuscire a inquadrare tutto oppure puntare su un aspetto specifico. Fiori per ricordare eleganza e armonia? Il tavolo apparecchiato per puntare sulla dolcezza di un momento di pausa? A voi la scelta.

Però…

Ebbene sì, c’è un però. Il titolo, come accennato nella prima riga, suggeriva di parlare di scrittura. Lungo la strada, cioè lungo il dispiegarsi delle righe, è emerso un altro ambito. Anche la vita si può affrontare attraverso l’interrogativo zoom o grandangolo? Se io vivo armata  di zoom posso cogliere i dettagli, ma sono altresì convinta che siamo troppo abituati a cogliere quelli negativi, quelli che si trasformano in zavorre. Puntiamo il nostro obiettivo sempre su ciò che ci danneggia creando terreno fertile per la mente che mescola e rimescola. Un passo avanti, poi a destra, indietro e a sinistra, ma alla fine non abbiamo raggiunto una meta, stiamo soltanto girando all’interno del cono di luce creato dallo zoom. Al contrario, un grandangolo permette di vedere in modo ampio, di andare oltre, di avere una visuale che comprende ogni aspetto della mia esistenza e spesso questo significa che ci sono già entrambi gli aspetti, sia quelli positivi che negativi, ma gli ultimi vengono diluiti perché la luce dei primi stempera le ombre.

Allora, che cosa scegliere? Io ho la mia opinione: uso il grandangolo per non perdere di vista l’insieme, per avere la possibilità di fruire di maggiori opportunità, ma quando scorgo qualcosa di prezioso lo punto con lo zoom. E me lo godo!

Adesso la parola passa a voi!

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